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ALBERT ELLIS INSTITUTE (Italy)
INSTITUTE FOR RATIONAL-EMOTIVE BEHAVIOUR THERAPY (Italy) INSTITUTE FOR RATIONAL-EMOTIVE THERAPY (Italy)
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A
cup of tea Che
cosa c'entra una tazza di tè con la psicoterapia? Già, che cosa c'entra? Eppure... Ecco,
facciamo un passo indietro. Io sono vecchio e posso farlo più lungo di
voi. Arriva lontano, sino alla seconda Guerra Mondiale di cui avrete
sentito parlare. Io invece c'ero. Mi volevano mandare ad ammazzare i miei
cugini scozzesi. D'altra parte, non volevo ammazzare nemmeno i miei
parenti toscani. Non volevo ammazzare nessuno. Quindi sono fuggito. E andò
a finire che al momento della disfatta di quel regime fascista che aveva
portato l'Italia alla rovina mi trovavo a bordo di una nave della Royal
Navy a trasmettere notizie ai partigiani. Ma questa è un'altra storia che
vi racconterò un altro giorno. La tazza di tè comunque c'entra perché
veniva servita tutti i giorni a tutto l'equipaggio, compreso me, alle
cinque del pomeriggio. British
Heritage Apparentemente
non era niente di straordinario. Conoscevo l'abitudine del five o'clock
tea sin da quando ero ragazzo e abitavo in Scozia e poi in Inghilterra. E'
un costume, una tradizione di quel popolo - che è molto attaccato a tutte
le sue tradizioni, anche quelle che sembrano superate, inutili o sciocche,
ma che loro hanno molto care perché le considerano segni della loro
identità. Non solo e non tanto d'identità nazionale, ma come un
distintivo di stirpe, di personalità, di carattere. First
Aid Prima
della guerra avevo già visto l'effetto che poteva avere quella bevanda su
chi era rimasto vittima di un incidente, di una perdita, di un lutto. E
dopo la guerra seppi quanti litri, ettolitri, autobotti, vagoni-cisterna
di tè erano stati distribuiti ai superstiti dei bombardamenti a tappeto
tedeschi sulle città. Nei rifugi, nelle stazioni dell'underground, o in
mezzo alle macerie e agl'incendi, sotto il diluvio degl'idranti, fra gli
urli delle ambulanze. Una tazza di tè che qualche volta veniva offerta
dalle stesse mani del re o della regina - i quali, per tutta la durata
della guerra, si rifiutarono di lasciare Londra per una località più
sicura. Due tradizioni che si sposavano e si rafforzavano a vicenda. Ma
allora il tè non c'entra Be',
c'entra la qualità del tè. Se è cattiva, naturalmente non serve a
molto. Ma se la qualità è buona, allora anche la cerimonia della tazza
di tè diviene importante a causa del significato e del valore che quel
popolo, quella cultura, quella tradizione hanno attribuito a un gesto
simbolico. Ecco perché l'umile tazza, il semplice gesto, il modesto rito
tradizionale possono avere un'efficacia formidabile sullo stato d'animo e
persino sulle condizioni fisiche di chi condivide quel significato e quel
valore. Da ragazzo avevo visto chi piangeva per una disgrazia asciugarsi
le lacrime e indurire la bocca in un'espressione detta stiff upper lip.
Un'altra tradizione di quella razza fiera e ostinata che non a caso si
chiama the bulldog breed. E da più grande, ho visto i marinai feriti
sorridere tuffando il viso nella tazza fumante. E dopo la guerra ho
imparato che gli scampati ai bombardamenti, anche i vecchi, le donne, i
ragazzi, soccorsi con una povera tazza di tè, hanno fornito la parte più
coriacea e invincibile della resistenza britannica ai terroristici
massacri della Luftwaffe nazista. Quindi... ...tutto
questo ha qualcosa a che fare con la psicoterapia. Perché essa, almeno in
parte, somiglia a quel rituale e al significato simbolico che gli viene
attribuito. Anche noi abbiamo il rituale della seduta, del giorno,
dell'ora, dello spazio e del tempo dedicato simbolicamente a stare meglio.
A cercare di stare meglio malgrado l'incombere e l'incalzare dei problemi.
Malgrado la sofferenza, l'ansia, la depressione, l'angoscia, talvolta la
colpa, talvolta l'ostilità verso tutto e tutti, persino verso se stessi.
E il modo in cui accogliamo il paziente e gli offriamo aiuto ha più o
meno lo stesso significato della tazza di tè. "Qui sei a casa; sei
con qualcuno che sta dalla tua parte." |
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