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ALBERT ELLIS INSTITUTE (Italy)
INSTITUTE FOR RATIONAL-EMOTIVE BEHAVIOUR THERAPY (Italy) INSTITUTE FOR RATIONAL-EMOTIVE THERAPY (Italy)
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La
trappola dell'autostima Veramente
volevamo intitolare questo articoletto "L'idiozia
dell'autostima", ma siccome stiamo elaborando un lavoro più
accademico sulla discussione e riformulazione delle idee irrazionali (disfunzionali),
ci siamo accontentati del termine "trappola". Ma la sostanza non
cambia. Io mi
stimo, io valgo, io sono qualcuno A parte
il carattere vagamente masturbatorio di queste dichiarazioni (niente di
male, naturalmente - la masturbazione è un'ottima abitudine sessuale,
specie se non rimane volutamente una pratica esclusivamente autarchica e
autoreferenziale), i casi sono tre (quartum non datur). 1.
Perché lo dico io Si tratta
di una vanesia presunzione assolutamente gratuita, una specie d'atto di
fede dell'individuo, simile alle convinzioni religiose o superstiziose.
Cioè, una violenza più o meno consapevole contro la ragione che invece
chiederebbe prove prima di credere in qualcosa. 2.
Perché sono bello, buono e bravo Si basa
sulle qualità e/o prestazioni dell'individuo, cioè sull'arbitrario e
logicamente illecito trasferimento e globalizzazione sull'essere (stabile
e immutabile nel tempo sino al momento della morte) del giudizio di valore
sull'avere o il fare (che sono invece elementi mutevoli e instabili nel
tempo). I tre verbi diversi e la globalità del giudizio dovrebbero già
mettere in guardia contro un'operazione così avventata. 3.
Perché lo dicono (o lo pensano) gli altri Si basa
sulla supina e acritica accettazione del giudizio che gli altri hanno
dell'individuo. Il quale giudizio non può necessariamente consistere se
non in una ipergeneralizzazione e globalizzazione assolutamente arbitraria
di qualche sua qualità o prestazione e nel trasferimento altrettanto
illecito (vedi sopra) sull'essere dell'individuo del giudizio di valore
sul suo fare o avere. Io
faccio schifo Non
staremo a sottolineare l'inconsistenza e debolezza della convinzione
solipsistica di valore globale al punto 1), la quale - se non ha la
struttura di un vero e proprio delirio paranoico di grandezza - comporta
l'inevitabile rischio di cadere nell'altrettanto arbitraria e soggettiva
convinzione opposta che sarà altrettanto e disastrosamente globale. Ma
anche le fragili, fragilissime costruzioni di un'autostima globale ai
punti 2) e 3) rischiano ovviamente di crollare altrettanto globalmente e
disastrosamente in ogni momento. A invalidarle basta infatti la perdita o
la diminuzione di una qualità, un errore di prestazione, o la mutata
considerazione da parte degli altri. |
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