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...altro
è parlar di morte Oggi
vorrei parlarvi di un argomento che sembra far paura a moltissima gente.
Già, proprio quello. Perché, vedete, si tratta di un problema che i
vostri pazienti vi potranno presentare; e nemmeno tanto di rado,
specialmente se vorrete occuparvi di situazioni estreme della sofferenza
umana. A differenza, però, di altri problemi che auspicabilmente non vi
riguarderanno personalmente, con questo prima o poi dovrete fare i conti
anche voi. ...altro
è morire E allora
vale la pena di pensarci prima per non arrivare impreparati ad
affrontarlo. Non che io abbia trovato la formula magica per superarlo.
Posso offrire, però, alcune riflessioni che mi sembrano abbastanza utili
allo scopo. Questioni
di economia Per
cominciare, basta una minima conoscenza dell'evoluzione e della selezione
naturale per capire quanto la morte sia necessaria al perpetuarsi della
vita. Cioè, quanto sia importante che il nostro pool di geni (come quello
di tutte le specie) vada continuamente ridistribuito, appunto con la
scomparsa degli attuali individui, per consentire la mutazione di
individui diversi, alcuni dei quali saranno più adatti alle mutevoli
condizioni ambientali. In altri termini, si potrebbe dire che senza la
morte la vita prima o poi si estinguerebbe. Questioni
filosofiche e biologiche Da
filosofo dilettante, certo. Ma anche filosofi professionisti hanno detto
che senza la morte la vita non esisterebbe, così come non esisterebbero
il buio e la luce, il giorno e la notte, il buono e il cattivo... Viene da
pensare che la morte sia un concetto filosofico, una costruzione
intellettuale, una categoria mentale. Insomma, una nostra invenzione. Ma
allora che cosa muore? Secondo
me, l'unica cosa che veramente finisce, e quindi si può dire che muoia,
è la nostra consapevolezza di esistere (consciousness in inglese,
tradotta spesso in italiano con "coscienza"; ingleseconscience).
La nostra consapevolezza si può interrompere anche in altre occasioni
(sonno, lipotimie, coma, anestesie, eccetera), ma questa volta la perdita
è definitiva. Svanisce cioè la speciale capacità di pensiero riflessivo
che ci distingue dagli altri animali a causa della estremamente complessa
organizzazione del nostro organismo. Talmente complessa che, a un certo
punto dell'evoluzione, ha determinato un drammatico salto di qualità
(quella che nelle scienze della complessità si chiama
"catastrofe") rispetto anche ai nostri parenti genetici più
prossimi. E che
cosa si teme? È quindi
questa prospettiva che fa paura, che angoscia, e che per esorcizzarla ci
ha fatto inventare le fantasiose e spesso stravaganti mitologie delle
varie religioni, con i loro altrettanto ipotetici corollari dell'aldilà,
della vita eterna, dell'anima immortale, eccetera. Beati coloro che alla fine
possono dire di aver giocato una bella partita |
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