![]() |
ALBERT ELLIS INSTITUTE (Italy)
INSTITUTE FOR RATIONAL-EMOTIVE BEHAVIOUR THERAPY (Italy) INSTITUTE FOR RATIONAL-EMOTIVE THERAPY (Italy)
|
![]() |
|
Ricordo
perfettamente... Non
lo dico mica soltanto io Potrei citare
un esercito di scienziati che lo hanno detto prima e meglio di me. Potrei
risalire ad Aristotele e arrivare ai moderni cognitivisti costruttivisti
ed oltre, ma questo non è un articolo scientifico. È soltanto una delle
mie solite brevi note provocatorie - nel senso che sono intese a provocare
nei miei pochi lettori qualche riflessione (favorevole o sfavorevole non
importa) su argomenti che vengono generalmente dati per scontati. Il
dinosauro di Neisser Ma almeno
un'immagine suggestiva della memoria ve la voglio citare. E quella che
Neisser riprende da Hebb (che però la usava per rappresentare il processo
della percezione) e paragona chi cerca di ricordare qualcosa a un
paleontologo che tenta di ricostruire un dinosauro partendo da pochi
frammentari resti fossili. Calma,
signori miei, calma. La calma dei forti Il che non
significa che allora la memoria non serve a nulla. Tutt'altro. Essa fa
parte dell'impalcatura di sostegno della nostra esistenza, e al pari di
altre capacità biologiche svolge un'essenziale funzione di adattamento
che ci aiuta a sopravvivere nel nostro ambiente. Il fatto è però che noi
c'illudiamo che sia perfetta, mentre invece non lo è. Come non sono
perfette tante altre capacità biologiche. Ad esempio, i nostri sensi, i
nostri organi interni, e in realtà tutto il nostro organismo - che
funziona abbastanza bene ma è soggetto a un'infinità di guai e
limitazioni: the thousand natural shocks that flesh is heir to (Shakespeare,
Hamlet). Ma
c'è di peggio Già, perché
questo discorso vale anche per altri tipi di memoria. Per esempio, quella
collettiva, culturale, etnica, sociale o storica. Quella patriottica,
politica o di partito. Quella religiosa o settaria. Miti, leggende,
tradizioni sono spesso illusorie ricostruzioni di un passato che talvolta
non è mai esistito; oppure, quando è in qualche modo esistito, era molto
diverso da come viene oggi rappresentato. Ma questo è un altro discorso
che forse farò un altro giorno. Un
esperimento Tuttavia queste
memorie collettive o sociali interferiscono pesantemente con quelle
individuali. Per rendersene conto, non c'è bisogno di un laboratorio né
di un protocollo di ricerca. Basta che uno cerchi di ricordare la sua vita
passata. Si accorgerà allora che gli vengono alla mente non gli eventi
che ha sperimentato e vissuto bensì quelli che ha imparato a credere di
aver convenzionalmente sperimentato e vissuto. Una specie di filmetto
stereotipato dove la vita consiste di luogo e data di nascita, titoli di
studio, posti di lavoro, reddito, matrimonio e figli, malattie, pensione e
data della morte. Come un viaggiatore ricorda i segnali stradali meglio
del paesaggio, così la maggior parte dei viaggiatori della vita ricordano
soprattutto la mappa geografica e che cosa dice la guida turistica - cioè
soltanto ciò che il conformismo sociale gli suggerisce di ricordare
insieme a tutti gli altri. Hebb,
D.O. (1949). The organization of behaviour. New York: Wiley. |
|
|
|