ALBERT ELLIS INSTITUTE (Italy)
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Albert Ellis Institute - New York
 

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Ricordo perfettamente...
Cesare De Silvestri

E invece il più delle volte non è vero. In tesi generale, nessun ricordo è né può essere l'esatta fotografia o riproduzione di un evento. Ogni memoria è sempre una ricostruzione più o meno deformata di qualcosa che mettiamo insieme più o meno arbitrariamente. Spesso sulla scorta di poche e sparse tracce mnestiche che hanno inoltre subìto molteplici influenze, interferenze e inibizioni - ma talvolta dal nulla, perché l'evento non è mai avvenuto se non nella nostra immaginazione.

Non lo dico mica soltanto io

Potrei citare un esercito di scienziati che lo hanno detto prima e meglio di me. Potrei risalire ad Aristotele e arrivare ai moderni cognitivisti costruttivisti ed oltre, ma questo non è un articolo scientifico. È soltanto una delle mie solite brevi note provocatorie - nel senso che sono intese a provocare nei miei pochi lettori qualche riflessione (favorevole o sfavorevole non importa) su argomenti che vengono generalmente dati per scontati.

Il dinosauro di Neisser

Ma almeno un'immagine suggestiva della memoria ve la voglio citare. E quella che Neisser riprende da Hebb (che però la usava per rappresentare il processo della percezione) e paragona chi cerca di ricordare qualcosa a un paleontologo che tenta di ricostruire un dinosauro partendo da pochi frammentari resti fossili.

Calma, signori miei, calma. La calma dei forti

Il che non significa che allora la memoria non serve a nulla. Tutt'altro. Essa fa parte dell'impalcatura di sostegno della nostra esistenza, e al pari di altre capacità biologiche svolge un'essenziale funzione di adattamento che ci aiuta a sopravvivere nel nostro ambiente. Il fatto è però che noi c'illudiamo che sia perfetta, mentre invece non lo è. Come non sono perfette tante altre capacità biologiche. Ad esempio, i nostri sensi, i nostri organi interni, e in realtà tutto il nostro organismo - che funziona abbastanza bene ma è soggetto a un'infinità di guai e limitazioni: the thousand natural shocks that flesh is heir to (Shakespeare, Hamlet).

Ma c'è di peggio

Già, perché questo discorso vale anche per altri tipi di memoria. Per esempio, quella collettiva, culturale, etnica, sociale o storica. Quella patriottica, politica o di partito. Quella religiosa o settaria. Miti, leggende, tradizioni sono spesso illusorie ricostruzioni di un passato che talvolta non è mai esistito; oppure, quando è in qualche modo esistito, era molto diverso da come viene oggi rappresentato. Ma questo è un altro discorso che forse farò un altro giorno.

Un esperimento

Tuttavia queste memorie collettive o sociali interferiscono pesantemente con quelle individuali. Per rendersene conto, non c'è bisogno di un laboratorio né di un protocollo di ricerca. Basta che uno cerchi di ricordare la sua vita passata. Si accorgerà allora che gli vengono alla mente non gli eventi che ha sperimentato e vissuto bensì quelli che ha imparato a credere di aver convenzionalmente sperimentato e vissuto. Una specie di filmetto stereotipato dove la vita consiste di luogo e data di nascita, titoli di studio, posti di lavoro, reddito, matrimonio e figli, malattie, pensione e data della morte. Come un viaggiatore ricorda i segnali stradali meglio del paesaggio, così la maggior parte dei viaggiatori della vita ricordano soprattutto la mappa geografica e che cosa dice la guida turistica - cioè soltanto ciò che il conformismo sociale gli suggerisce di ricordare insieme a tutti gli altri.

Hebb, D.O. (1949). The organization of behaviour. New York: Wiley.
Neisser, U. (1967).
Cognitive Psychology. New York: Appleton-Century-Crofts.

 


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