ALBERT ELLIS INSTITUTE (Italy)
INSTITUTE FOR RATIONAL-EMOTIVE BEHAVIOUR THERAPY (Italy)
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Albert Ellis Institute - New York
 

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Umano come me

                                                                                  Homo sum:

humani nil a me alienum puto.

Publius Terentius Afer, 

"Heauton Timorumenos"

 

Ecco, vedete, rigettare fuori dei confini dell’umanità un qualsiasi essere umano perché ha commesso orrendi delitti, considerarlo un mostro, un animale, una belva, un non-umano, è un’operazione difensiva abbastanza comprensibile ma fondamentalmente illogica, irrealistica, illecita e in fondo un po’ vile. Qualsiasi cosa quell’essere umano abbia commesso,  è e resta un essere umano come noi, uguale a noi, identico a noi – diverso soltanto nel modo sbagliato, sbagliatissimo di pensare e di comportarsi. Un modo che  si potrebbe definire folle o pazzesco se non fosse per il rischio di considerarlo quindi un “alienato”, cioè estraneo alla nostra comune umanità.

Nulla di ciò che un essere umano è capace di pensare, sentire e fare può esserci estraneo perché ne siamo potenzialmente capaci anche noi. Condividiamo la stessa umanità con i grandi geni, gli artisti, i benefattori, i mecenati, ma la condividiamo anche con i delinquenti, gli assassini, i torturatori, i geni del male. E’ facile ammettere la prima parte. Può invece essere molto più difficile ammettere l’altra faccia della medaglia. Ma tant’è. Siamo tutti fatti della stessa pasta.

Ne ho scritto più di una volta, ed ho anche polemizzato in proposito con esimi colleghi. Non sono religioso, mi torna utile però ricordare come persino i testi sacri della religione cristiana dicono che “si condanna il peccato ma non il peccatore”.

La più profonda e opprimente   tristezza è forse quella che ci viene dal sapere che cosa esseri umani come noi – simili a noi – uguali a noi - sono stati e sono capaci di fare ad altri esseri umani. Ci viene dall’agghiacciante catalogo, infinito e tuttora incom­piuto, delle atrocità da sempre commesse  dall’uomo contro i suoi simili.

            Potrei citarne esempi orripilanti, ma vorrei concludere dicendo che capisco il vostro disgusto di fronte a ciò che purtroppo non di rado accade. Capisco la  vostra  sofferenza - simile alla mia.  Una sofferenza squisitamente umana della nostra ragione di fronte ai suoi più imbecilli e micidiali deragliamenti che culminano nell’odio, nella persecuzione, nella tortura,  nell’omicidio e nel massacro anche di bambini. Che su di un altro piano più generale -  di massa, come si dice -  culminano nel fanatismo ideologico, razziale o religioso, dove “in nome di un astratto ideale”, o peggio, “in nome di una fantomatica purezza etnica”, o, peggio ancora, “in nome di una qualsiasi ipotetica divinità”, sono state commesse e si commettono  le più feroci  barbarie.

            Ne abbiamo un esempio attuale, vicinissimo e che ci riguarda. In nome di qualche artatamente malintesa riga di un testo cosiddetto sacro e nel nome abusivo di una religione, i fanatici terroristi suicidi si dichiarano islamici e pretendono di rappresentare tutte la immense moltitudini dei popoli arabi.

            Ma c’è di peggio.Talvolta avvengono vicende in cui la mancanza di rispetto verso se stessi e conseguentemente verso gli altri arriva ad un'espressione particolarmente disgustosa per noi. Si tratta di quella che avviene nell'ambiente accademico con la seduzione o corruzione delle allieve giovani e carine da parte dei docenti  per ottenerne prestazioni sessuali. La faccenda è ancor più ripugnante ed oscena quando medici, psichiatri, psicologi e psicoterapeuti si approfittano di qualche paziente.  In entrambi questi casi viene violato non solo e non tanto un principio moralistico o deontologico, ma piuttosto il dato fondamentale di quel poco di civiltà che ci siamo conquistati da quando si viveva come le bestie ed il più forte aveva facoltà di vita, di possesso, sfruttamento e persino di morte sul più debole per il solo motivo di essere il più forte.

 


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